Come deve essere un messaggio di comunicazione pubblicitaria?

In un mondo dove 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢 e ogni giorno siamo esposti a migliaia di stimoli visivi e testuali, 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 è 𝐮𝐧’𝐨𝐩𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: è 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭à.

🧭 Un messaggio efficace non deve solo “arrivare”, ma deve 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞, 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞. Ecco perché le parole di Burnett restano un manifesto attualissimo per chiunque si occupi di comunicazione, marketing o branding.

🔹 𝐒𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 – Perché la semplicità è l’arma più potente. Non significa banalizzare, ma eliminare il superfluo per arrivare dritti al punto, anche in contesti complessi. Le persone non hanno tempo da perdere. Se ti capiscono subito, ti ricordano.

🔹 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 – Se non resti nella mente, non esisti nel mercato. Un messaggio forte crea connessioni emotive, attiva la memoria, genera associazioni. La memorabilità è il ponte tra il primo impatto e la futura fidelizzazione.

🔹 𝐈𝐧𝐯𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 – La forma non è solo estetica: è 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚. Il visual attira, orienta la lettura, rende accessibile. Un messaggio ben confezionato graficamente non solo viene notato, ma viene letto e compreso.

🔹 𝐃𝐢𝐯𝐞𝐫𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 – Non serve far ridere, serve coinvolgere. Un messaggio che “scorre”, che sorprende, che stimola emozioni (positive) viene condiviso, discusso, ricordato. Coinvolgere è il primo passo per convertire.

🔥 𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨, 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭, 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞:

  • È chiaro?
  • È memorabile?
  • È piacevole da vedere?
  • È coinvolgente da leggere?

Se la risposta è no… forse è il momento di rivedere l’approccio.
🎯 Il tuo brand comunica seguendo questi principi?
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Pubblicato da

Massimo Danza

Che fossi un creativo pubblicitario lo hanno capito subito. Nel freddo inverno del 1965 nasco con 24 giorni di ritardo. In quasi un mese tutti chiedono di me, tutti si domandano come mai, tutti mi aspettano incuriositi. Realizzo così il mio primo teaser. La grande curiosità, la voglia di conoscere e l’istinto innato di esplorare mi porta a muovere i primi passi già a 7 mesi. La comunicazione sembro averla nel sangue perchè a 10 mesi già parlo. A 7 anni mostro di saper usare l’ambient marketing, il nonconventional e il flash-mob: in piazza Duomo, a Firenze, sparo al massimo il volume della radiolina e ballo; alla fine si abbasso i pantaloni per mostrarmi come il David di Michelangelo. A 10 anni invento il mio smartphone: allargo pollice e mignolo della mano destra e telefono ai miei amici. Poi unisco il pollice con l'indice delle due mani, inquadro, scatto foto e salvo i file nella mia memoryhead. A 12 anni sono già social: quando incontro gli amici condivido le mie esperienze, le spiego in modo dettagliato come fossero foto e tutti mi dicono ’mi piace’. Poi ho studiato, ho affinato le tecniche, ho fatto esperienza e dal 1989 lavoro e continuo a scrivere storie di successo insieme alle aziende per le quali lavoro. Qualche volta ho anche la pretesa di insegnare le cose che so e di raccontare con entusiasmo la mia esperienza.

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