Se ci avessero dato uno smartphone ci facevamo un po di selfie in quarantena.

Se ci avessero dato uno smartphone ci facevamo un po di selfie in quarantena.
Come suggerisce Seth Godin non c’è modo migliore di realizzare un sogno che mettersi a lavorare tutti i giorni e ogni istante del giorno per raggiungere l’obiettivo.
Non si può aspettare che arrivi il momento opportuno o che si creino le condizioni migliori per avviare un progetto.
Se ci lavori ogni giorno, ogni giorno ne saprai di più e proprio attraverso gli errori e gli insuccessi sarai sempre più vicino alla meta.
Si, é il tempo di stare a casa. È il tempo di riscoprire il valore di tutte le comodità che abbiamo.
Sì, fermiamoci.
È l’occasione per riflettere.
È l’occasione che ci viene data per azzerare tutto e ripartire.
È l’occasione per dire basta alle divisioni.
È l’occasione per unirci e remare tutti verso un unico obiettivo.
Dobbiamo essere prudenti, rispettosi delle regole, perseveranti, fiduciosi e uniti nella concordia.
Gestiamola bene e ne usciamo presto.
Forza. Fermiamoci. Ora.
Sì, fermiamoci.
È l’occasione per riflettere.
È l’occasione che ci viene data per azzerare tutto e ripartire.
È l’occasione per dire basta alle divisioni.
È l’occasione per unirci e remare tutti verso un unico obiettivo.
Dobbiamo essere prudenti, rispettosi delle regole, perseveranti, fiduciosi e uniti nella concordia.
Gestiamola bene e ne usciamo presto.
Forza. Fermiamoci. Ora.
Sì, fermiamoci.
È l’occasione per riflettere.
È l’occasione che ci viene data per azzerare tutto e ripartire.
È l’occasione per dire basta alle divisioni.
È l’occasione per unirci e remare tutti verso un unico obiettivo.
Dobbiamo essere prudenti, rispettosi delle regole, perseveranti, fiduciosi e uniti nella concordia.
Gestiamola bene e ne usciamo presto.
Forza. Fermiamoci. Ora.
Grandioso è il soffitto di questa navata centrale realizzato da Carlo Rosa.
Dato il suo significato per il barocco pugliese, non fu coinvolto nelle roventi polemiche del 1927/28 intorno alle parti della chiesa che andavano rimosse perché non in sintonia con lo stile romanico primitivo.
Tutta la navata è divisa in tre grandi riquadri, il primo dei quali ottagonale (il più vicino all’entrata della Chiesa) rappresenta l’episodio di Adeodato (il Basilio della tradizione greca).
È la storia di un ragazzo che nel IX secolo era stato rapito dai Saraceni e portato a Creta per servire alla tavola dell’emiro. In occasione della festa di S. Nicola, pensando al dolore dei genitori, scoppiò a piangere. L’emiro gli fece notare l’inutilità delle lacrime e delle preghiere. Improvvisamente si levò un vento impetuoso e il ragazzo, scomparso alla vista dei commensali, si ritrovò coi genitori. Nell’iconografia l’episodio è raffigurato con Nicola che afferra il ragazzo per i capelli.
Tre delle quattro scene intorno si riferiscono a momenti dello stesso episodio, la quarta all’abbattimento dell’albero di Diana abitato dal demonio.
Oggi qualche numero sui contenuti in streaming.
Ad un occhio poco attento, sembra in tutto simile alle altre che caratterizzano questo tratto di strada. In realtà è un miliario.
Si tratta di piccole colonne lapidee, poste sul ciglio stradale delle vie pubbliche romane, che indicavano il numero del miglio. Le pietre miliari, sulla superficie cilindrica, presentavano alcune incisioni in latino, come il numero progressivo del miglio, il nome dell’imperatore romano o del magistrato che avevano fatto costruire o restaurare quel tratto di strada, e una breve iscrizione.
Nel nostro caso il miliario conserva, nella parte superiore leggermente rastremata, un’iscrizione che recita così:
128
L’imperatore Cesare, figlio del dio Nerva, Nerva Traiano Augusto Germanico Dacico, Pontefice Massimo, nel tredicesimo anno della tribunicia potestas, nel sesto anno da imperatore e nel quinto anno da console, padre della patria, realizzò con le sue ricchezze una via da Benevento a Brindisi.
Il numero CXXVIII sta a significare che il suo sito originario era a 128 miglia (circa 189 chilometri e mezzo) da Benevento sulla via Traiana, cioè a circa sette chilometri da Bari.
Nel testo è riportato il nome e la titolatura dell’imperatore Traiano (non deve sviare il nome Cesare che indica solo un titolo onorifico), e l’affermazione che la strada fu costruita a spese del tesoro imperiale (pecunia sua). Grazie alla menzione del numero delle volte in cui Traiano ricoprì la carica politica chiamata tribunicia potestas possiamo determinare l’anno in cui si iniziò a costruire la strada, cioè il 109 d. C.